Stasera l’infame tabellone degli Europei 2016 mette davanti Galles e Belgio. E noi, fini analisti geopolitici quali siamo, vi abbiamo visto una netta contrapposizione ideologica e istituzionale fra le due selezioni nazionali.
E’ fin troppo facile notare la profonda diversità e antipatia geopolitica intrinseca in questo quarto di finale. Il Galles esce da una recentissima votazione referendaria che ha sancito la tanto famigerata e rischiosissima Brexit. Mentre Scozia e Nord Irlanda hanno sostanzialmente votato per rimanere nella UE, la regione di Ramsey e Bale ha lottato strenuamente per uscire dalle rigide corde che l’Unione, a loro detta, stringe intorno al collo della Gran Bretagna. Insieme all’Inghilterra sono le due nazionali che non dovrebbero trovarsi in questa competizione calcistica e in generale sportiva. Mentre la perfida albione sembra rimanere legata alla propria tradizione di coerenza e lealtà, il suo cuginetto no, per ora.
Dall’altra parte, invece, c’è il Belgio, la nazione che viene identificata (nel bene e nel male) con l’idea e le istituzioni europee. E’ la selezione multiculturale, quel multiculturalismo inviso ai britannici e che nel recente passato ha fatto molto male alla stessa Bruxelles. Ma il Belgio dei Lukaku, Nainggolan, Witsel e compagnia cantante non ci sta a darla vinta anche in campo sportivo a chi ha messo a repentaglio l’Unione Europea, e vuole dare una lezione a tutti coloro che vedono il dito nascondendo la luna.
E se c’è una generale volontà popolare di ripetere il referendum sulla permanenza britannica nell’UE, una partita di calcio non si può ripetere.
Europa, se ci sei stasera batti un colpo.






