venerdì 1 luglio 2016

Galles - Belgio: una sfida 'europea'

 
Stasera l’infame tabellone degli Europei 2016 mette davanti Galles e Belgio. E noi, fini analisti geopolitici quali siamo, vi abbiamo visto una netta contrapposizione ideologica e istituzionale fra le due selezioni nazionali. 
 
E’ fin troppo facile notare la profonda diversità e antipatia geopolitica intrinseca in questo quarto di finale. Il Galles esce da una recentissima votazione referendaria che ha sancito la tanto famigerata e rischiosissima Brexit. Mentre Scozia e Nord Irlanda hanno sostanzialmente votato per rimanere nella UE, la regione di Ramsey e Bale ha lottato strenuamente per uscire dalle rigide corde che l’Unione, a loro detta, stringe intorno al collo della Gran Bretagna. Insieme all’Inghilterra sono le due nazionali che non dovrebbero trovarsi in questa competizione calcistica e in generale sportiva. Mentre la perfida albione sembra rimanere legata alla propria tradizione di coerenza e lealtà, il suo cuginetto no, per ora.
 
Dall’altra parte, invece, c’è il Belgio, la nazione che viene identificata (nel bene e nel male) con l’idea e le istituzioni europee. E’ la selezione multiculturale, quel multiculturalismo inviso ai britannici e che nel recente passato ha fatto molto male alla stessa Bruxelles. Ma il Belgio dei Lukaku, Nainggolan, Witsel e compagnia cantante non ci sta a darla vinta anche in campo sportivo a chi ha messo a repentaglio l’Unione Europea, e vuole dare una lezione a tutti coloro che vedono il dito nascondendo la luna.
 
E se c’è una generale volontà popolare di ripetere il referendum sulla permanenza britannica nell’UE, una partita di calcio non si può ripetere. 
 
Europa, se ci sei stasera batti un colpo. 
 

lunedì 13 giugno 2016

La sfida per l'Europa - Croazia-Turchia

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Aspettando l'esordio azzurro di stasera, come non ci si può soffermare su una delle sfide a mio avviso più geopoliticamente affascinanti di questa prima giornata degli Europei?

Croazia-Turchia è stata una sfida per l'Europa. Due nazioni che hanno cullato il sogno di entrare nell'Unione Europea per anni. Una ci è riuscita, l'altra no. Quella che c'è riuscita, dopo dieci anni di negoziato, ha sopraffatto la Turchia, dimostrando - palesemente - quanto sia più forte l'Unione rispetto alle sue avversarie. Gli ottomani non possono far altro che picchiare e menare, cercando di fermare lo strapotere continentale. La Croazia riesce ancora una volta a fermare l'avanzata turca, come accadde, quando ancora faceva parte dell'impero austro-ungarico, durante tutta l'età moderna. L'ultima volta che si era palesata in una competizione internazionale una nazionale così forte era nel 1998, ai mondiali. Mondiali che si tennero dopo la tanto combattuta e desiderata indipendenza, mondiali che furono ospitati in Francia. La Croazia dei Boban, dei Suker, dei Tudor fu fermata dai bleu solo in seminifinale. Una squadra che lottava per mettere la ceralacca sulla coesione del suo popolo, per confermare di essere una nazione indipendente. 

E ora? E ora sembra potersi dire la stessa cosa. Le tensioni in paesi come la Croazia non si placano mai del tutto, e la recentissima entrata nella UE, con tutti i problemi che sta vivendo la stessa unione, potrebbe essere confermata da una grande prestazione in Francia. Perché, come amiamo ripetere, il vero referendum confermativo non è del popolo, ma del calcio.

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sabato 11 giugno 2016

Berezutskexit - Inghilterra-Russia

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Non è neanche terminata la partita fra Inghilterra e Russia che noi sentiamo la necessità di esporre le nostre analisi e problematiche a livello geopolitico. Tante, veramente tante le questioni sul tavolo. La giovane albione si presenta a questi europei con tante speranze, date dai suoi talenti come Sterling, Sturridge, ma anche le sorprese Vardy o l'ormai navigato Kane. Fino al 91' la punizione di Dier sembrava aver indirizzato la partita verso Londra, ma così non è stato: l'orgoglio sovietico si è fatto immediatamente vedere all'ultimo minuto, con la grinta del capitano Berezutski.

Sappiamo bene che questo potrebbe essere l'ultimo europeo dell'Inghilterra, la quale fra poche settimane andrà al voto in un referendum unico nel suo genere in cui dovrà decidere sulla futura permanenza, o meno, nell'Unione Europea. Ovviamente è dunque lecito aspettarsi che non sarà possibile per gli inglesi partecipare ad una competizione che si chiama 'Eurocup', foss'altro per una questione di coerenza. 

Ma sapendo che così non sarà, i russi hanno voluto dare una lezione ai britannici. Lo spirito da KGB, la forza e la volontà d'animo hanno prevalso sulla superbia inglese. La Russia ha saputo resistere ed infliggere una dura punizione con una doppio significato. Uno: in Europa vogliamo tornare a comandare noi, e riusciremo a farvi pagare le sofferenze delle sanzioni europee. Nessun russo ha dimenticato (come potrebbe d'altronde) la punizione economica nel post-guerra in Ucraina. E con la pazienza che li contraddistingue, stanno gustando la loro vendetta, piano piano. E quale miglior modo dello sport, e in particolare in una competizione 'europea' per eccellenza come questa? Noi nell'Unione non ci siamo, ma se volessimo farvi del male non ci sarebbe bisogno di sotterfugi eurocratici, ma solo di un pallone. Due: se l'Inghilterra vuole uscire dall'eurozona non lo decide il voto popolare, ma solo Berezutski. Questo potrebbe però ritorcersi contro. Gli inglesi, qualora dovessero vincere l'Europeo, potrebbero essere meno invogliati ad uscire dall'Europa politica, mentre perdendo l'esito del voto sarebbe quasi scontato. 

E dunque l'Europa pende ancora sui due versanti più caldi: quello occidentale che minaccia di staccarsi, e quello orientale, che tesse la sua tela con pazienza e coraggio. 

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venerdì 10 giugno 2016

Effetto Loi Travail - Francia vs Romania

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Si è appena conclusa la prima partita degli Europei di Calcio 2016. E, come promesso, ecco pronta per voi una lucida e fine analisi geopolitica.

Eh sì, perché di cose, in ballo, ce ne sono tante. Prima di tutto la Francia deve necessariamente vincere questi Europei, con le buone o con le cattive. Fra la paura degli attentati, l'avanzare della destra lepenista e il subbuglio per la riforma del lavoro, i bleu sono costretti a vincere, per spazzare via il malcontento accumulato nella popolazione in tutti questi anni. 

Vittima sacrificale di questo primo match sarebbe dovuta essere la Romania, se non fosse che le cose non siano filate lisce per i francesi, i quali hanno potuto districare il nodo in cui si erano avviluppati solo all'ultimo minuto. 

Ma quali particolari geopolitici si possono cogliere in questa partita inaugurale? In parte ve l'ho già detto, e mi soffermerei soprattutto sull'ultimo problema, quello che più recentemente ha messo a ferro e fuoco i nostri cugini d'oltralpe: la Loi Travail. 

Dall'inizio del decennio, migliaia di piccole grandi e medie imprese francesi stanno facendo la fortuna della Romania, che le ospita, offrendo loro maggiori profitti. La Romania è venuta in Francia proprio per rivendicare il suo ruolo di paese in crescita, per dimostrare che non è solo un mero paese ex-sovietico facile da manipolare. Nei mesi scorsi i daci hanno avviato un programma di risanamento politico che potrebbe farli diventare una pedina importante nel futuro assetto dell'Unione Europea. Insomma, vogliono ricordare ai transalpini la loro forza d'animo, la temerarietà ed intelligenza che si portano avanti da quasi duemila anni, dalla sconfitta contro Traiano. 

Di contro, molti francesi, soprattutto quelli che sono scesi in piazza nelle scorse settimane, hanno visto nella squadra rivale la personificazione di tutti i problemi legati alla legge El-Khomri, una riforma che si fa necessaria vista la fuga di imprese e capitali in paesi dove il costo del lavoro è nettamente più basso che nella Francia stessa. Adeguarsi o combattere il selvaggio capitalismo, qui sta il dilemma più importante. Molti francesi sembrano aver già scelto. 

Una sfida importante dunque, vinta dalla Francia. Già, ma quale delle due France? Quella che combatte la riforma del lavoro o quella degli imprenditori che corrono in Romania? 

Il 10 luglio avremo una risposta.

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domenica 5 giugno 2016

Un'estate rovente - Europei,Tour, Olimpiadi

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Ogni quattro anni si verifica una una strana congiunzione astrale, che mette in fila, nell'arco di tre mesi: Europei di calcio, Tour de France e Olimpiadi. Impossibile non nascondervi la nostra felicità, la nostra emozione che sfiora l'eccitamento più sfrenato. Ma rimaniamo pur sempre degli analisti geopolitici, ed infatti rinunceremo ad un altro evento che si è già aggiunto ai sopracitati, ovvero il Centenario della Coppa America, per cercare di rimanere coi piedi il più possibile a terra.

Rinunciare, già, perché per gli altri tre abbiamo in servo una grande sorpresa. Copriremo l'intera durata degli eventi, dal 10 Giugno al 21 Agosto, senza perdere neanche una analisi geopolitica. 

Sperando che voi possiate apprezzare e seguire i nostri reportage, vi porgiamo i più distinti saluti e vi aspettiamo per altre intelligenti e fini analisi geopolitiche, dalla scherma al ciclismo, dal calcio al canottaggio. Perché, si sa, tutto è politica.

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domenica 29 maggio 2016

La Champions come emblema della globalizzazione - Real Madrid vs Atletico Madrid

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Ieri sera è andata in scena a Milano la finale di Champions League 2015-2016. Per la seconda volta in tre anni si sono affrontate le due squadre di Madrid: il Real e l'Atletico. Come due anni fa la vittoria è andata al Real, che ha saputo anche questa volta sopraffare, sebbene ai rigori, i rivali cittadini. 

E come in ogni evento internazionale che si rispetti, noi ci sentiamo puzza di analisi geopolitica. 

Eh sì, perché questa finale rispecchia tutte le problematiche legate alla globalizzazione. Questo fenomeno, piuttosto recente nella storia delle Relazioni Internazionali, ha, come tutte le cose della vita, i suoi pro ed i suoi contro. Molti accusano il fenomeno della globalizzazione di essere poco 'etico', nel senso che darebbe ulteriori vantaggi ai paesi ricchi per poter guadagnare alle spese di quelli poveri. Altri dicono invece che con l'interdipendenza economica e dell'informazione tutti possono trarre vantaggio da questo fenomeno transnazionale. 

Eppure come dare torto ai primi? Spesso la globalizzazione, soprattutto dagli anni novanta in poi, ha rispecchiato la piramide alimentare: pesce grosso mangia pesce piccolo. Ed anche questa volta, nel calcio, il pesce 'piccolo' Atletico Madrid è stato dato in pasto al pesce grande Real Madrid. Ma è poi così piccolo questo pesce Atletico? Abbiamo quest'anno assistito all'impresa del Leicester di Ranieri, capace di farla franca ai danni dei team più potenti d'Europa. Ed in questi molti hanno visto la vittoria della globalizzazione, che ha portato una squadra non blasonata poter competere a livello nazionale (e il prossimo anno anche internazionale) con tutti gli altri team, e non solo ad essere usata come capro espiatorio. 

Insomma, che sia la fine della globalizzazione come intesa fino a qualche anno fa? Che sia la fine dello sfruttamento delle grandi potenze calcistiche ai danni di quelle piccole? Una vittoria ai rigore è spesso dettata dalla fortuna, e dalla esperienza di chi li batte. Esperienza che si acquisisce anno dopo anno...

Noi, come sempre, il nostro dovere di fini analisti geopolitici lo abbiamo adempiuto. Sta a voi trarne le conseguenze.

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sabato 28 maggio 2016

Chaves e quel Sud America mai realizzato - Giro d'Italia

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Gli eventi sportivi a squadre sono una manna dal cielo per noi analisti geopolitici, soprattutto quando ricoprono la maggioranza degli Stati Nazionali. E', ovviamente, il caso del ciclismo, lo sport che più di qualsiasi altro richiama l'attenzione di tutto il mondo. Questo perché, al contrario del calcio, in ciascuna frazione è possibile trovare appartenenti a diversi Stati che lottano per la supremazia - a nostro avviso - della propria nazione. 

Ed è quello che è successo nella penultima tappa della novantanovesima edizione del Giro d'Italia. Avevamo già scritto sulla corsa rosa qualche tempo fa, quando l'Italia di Brambilla era riuscita a vincere l'euroburocrazia olandese impersonata da Dumoulin (che per la vergogna si è dovuto anche ritirare). 

Italia che torna trionfatrice con Vincenzo Nibali, il quale sfruttando la disavventura accorsa ieri all'ex maglia rosa Kruijswijk (un altro olandese) era riuscito a portarsi a quarantaquattro secondi dal leader della classifica generale, il colombiano Esteban Chaves, superato oggi dallo stesso Squalo. Ed è proprio su di lui che la nostra analisi si concentrerà. 

La Colombia è stata la nazione che forse più di tutte ha fatto sua l'immagine del Sud America, assieme ad Argentina e Brasile. Il ragazzo di Bogotà ha cullato per un giorno il sogno della maglia rosa, ma come ogni volta ha dovuto vestire la maglia della chance non realizzata. La stessa opportunità che il Sud America, ed in particolare la Colombia dei Pablo Escobar e dei Gabriel Garcìa Marquez, non ha mai saputo cogliere. Opportunità di crescere, di migliorarsi, di affermarsi nel contesto internazionale. Possibilità che non si è mai tramutata in concretezza, ma si è sempre fermata un gradino dietro, proprio come la corsa di Chaves quest'anno, e di Nairo Quintana l'anno scorso al Tour de France, reo di non aver creduto fino in fondo nell'impresa, nel sogno. Perseveranza che ha invece nel sangue l'Italia dei Nibali, ma anche degli Scarponi, un eccellente 'gregario' e incredibile professionista, che con la dedizione, lo spirito di squadra e la tenacia ha portato, fra ieri ed oggi, sul posto più alto del podio il suo connazionale siciliano.

Quello che fa più male è vedere le capacità di un popolo strozzate dal temperamento dello stesso. Ma siamo certi che la rivincita del Sud America, della Colombia, e dei suoi abitanti, avverrà, prima o poi.

Più prima che poi.

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