domenica 29 maggio 2016

La Champions come emblema della globalizzazione - Real Madrid vs Atletico Madrid

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Ieri sera è andata in scena a Milano la finale di Champions League 2015-2016. Per la seconda volta in tre anni si sono affrontate le due squadre di Madrid: il Real e l'Atletico. Come due anni fa la vittoria è andata al Real, che ha saputo anche questa volta sopraffare, sebbene ai rigori, i rivali cittadini. 

E come in ogni evento internazionale che si rispetti, noi ci sentiamo puzza di analisi geopolitica. 

Eh sì, perché questa finale rispecchia tutte le problematiche legate alla globalizzazione. Questo fenomeno, piuttosto recente nella storia delle Relazioni Internazionali, ha, come tutte le cose della vita, i suoi pro ed i suoi contro. Molti accusano il fenomeno della globalizzazione di essere poco 'etico', nel senso che darebbe ulteriori vantaggi ai paesi ricchi per poter guadagnare alle spese di quelli poveri. Altri dicono invece che con l'interdipendenza economica e dell'informazione tutti possono trarre vantaggio da questo fenomeno transnazionale. 

Eppure come dare torto ai primi? Spesso la globalizzazione, soprattutto dagli anni novanta in poi, ha rispecchiato la piramide alimentare: pesce grosso mangia pesce piccolo. Ed anche questa volta, nel calcio, il pesce 'piccolo' Atletico Madrid è stato dato in pasto al pesce grande Real Madrid. Ma è poi così piccolo questo pesce Atletico? Abbiamo quest'anno assistito all'impresa del Leicester di Ranieri, capace di farla franca ai danni dei team più potenti d'Europa. Ed in questi molti hanno visto la vittoria della globalizzazione, che ha portato una squadra non blasonata poter competere a livello nazionale (e il prossimo anno anche internazionale) con tutti gli altri team, e non solo ad essere usata come capro espiatorio. 

Insomma, che sia la fine della globalizzazione come intesa fino a qualche anno fa? Che sia la fine dello sfruttamento delle grandi potenze calcistiche ai danni di quelle piccole? Una vittoria ai rigore è spesso dettata dalla fortuna, e dalla esperienza di chi li batte. Esperienza che si acquisisce anno dopo anno...

Noi, come sempre, il nostro dovere di fini analisti geopolitici lo abbiamo adempiuto. Sta a voi trarne le conseguenze.

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sabato 28 maggio 2016

Chaves e quel Sud America mai realizzato - Giro d'Italia

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Gli eventi sportivi a squadre sono una manna dal cielo per noi analisti geopolitici, soprattutto quando ricoprono la maggioranza degli Stati Nazionali. E', ovviamente, il caso del ciclismo, lo sport che più di qualsiasi altro richiama l'attenzione di tutto il mondo. Questo perché, al contrario del calcio, in ciascuna frazione è possibile trovare appartenenti a diversi Stati che lottano per la supremazia - a nostro avviso - della propria nazione. 

Ed è quello che è successo nella penultima tappa della novantanovesima edizione del Giro d'Italia. Avevamo già scritto sulla corsa rosa qualche tempo fa, quando l'Italia di Brambilla era riuscita a vincere l'euroburocrazia olandese impersonata da Dumoulin (che per la vergogna si è dovuto anche ritirare). 

Italia che torna trionfatrice con Vincenzo Nibali, il quale sfruttando la disavventura accorsa ieri all'ex maglia rosa Kruijswijk (un altro olandese) era riuscito a portarsi a quarantaquattro secondi dal leader della classifica generale, il colombiano Esteban Chaves, superato oggi dallo stesso Squalo. Ed è proprio su di lui che la nostra analisi si concentrerà. 

La Colombia è stata la nazione che forse più di tutte ha fatto sua l'immagine del Sud America, assieme ad Argentina e Brasile. Il ragazzo di Bogotà ha cullato per un giorno il sogno della maglia rosa, ma come ogni volta ha dovuto vestire la maglia della chance non realizzata. La stessa opportunità che il Sud America, ed in particolare la Colombia dei Pablo Escobar e dei Gabriel Garcìa Marquez, non ha mai saputo cogliere. Opportunità di crescere, di migliorarsi, di affermarsi nel contesto internazionale. Possibilità che non si è mai tramutata in concretezza, ma si è sempre fermata un gradino dietro, proprio come la corsa di Chaves quest'anno, e di Nairo Quintana l'anno scorso al Tour de France, reo di non aver creduto fino in fondo nell'impresa, nel sogno. Perseveranza che ha invece nel sangue l'Italia dei Nibali, ma anche degli Scarponi, un eccellente 'gregario' e incredibile professionista, che con la dedizione, lo spirito di squadra e la tenacia ha portato, fra ieri ed oggi, sul posto più alto del podio il suo connazionale siciliano.

Quello che fa più male è vedere le capacità di un popolo strozzate dal temperamento dello stesso. Ma siamo certi che la rivincita del Sud America, della Colombia, e dei suoi abitanti, avverrà, prima o poi.

Più prima che poi.

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venerdì 27 maggio 2016

L'eterno conflitto di classe - Giulia Penna vs ZDF Spartan

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Quello che è andato in scena su Facebook nella giornata di ieri è l'eterna lotta fra le classi. Spieghiamo bene cosa è successo. Giulia Penna, la cantante parodica che sta spopolando su Facebook negli ultimi mesi, ha deciso di dedicare una canzone-parodia sulle note di "Eye of the Tiger" indirizzata a tutti i fanatici della palestra. E' arrivata però pronta la risposta - cattiva - di ZDF Spartan, che si è sentito evidentemente messo in causa. Una normale, e neanche tanto importante nel mondo dei social, diatriba fra pagine Facebook, se non fosse per un rilevante particolare politico suggeritoci proprio dallo stesso pugile professionista: la lotta di classe.

Giulia Penna nasce a Colle Prenestino, nella parte Est di Roma, adiacente a Torre Angela e sede dell'Acquedotto dell'Acqua Vergine. Dunque la classica borgata romana. Ma non secondo ZDF Spartan, che la accusa di essere "pariolina", dunque tutt'altro che borgatara, Ed in effetti ad un primo impatto sembra difficile dare torto al pugile, vedendo i video e come la stessa cantante si presenta. Di ZDF Spartan sappiamo poco, ma se accusa la rivale di essere pariolina si suppone che lui non sia nato in quartieri agiati (su Facebook mentire sarebbe deleterio). 

Dov'è la lotta di classe? Mi sembra chiaro ed evidente che la Penna, rinnegando le origini popolari da cui nasce, si sia imborghesita durante i suoi anni di canto, fra Castrocaro e cover di successo, cercando nel frattempo di sfondare anche nel campo televisivo. E, si sa, quando una ragazza del popolo dimentica i suoi natali ed il suo passato, i veri popolani, quelli che sono rimasti attaccati alle usanze e tradizioni borgatare, si sentono offesi, tanto più quando attaccati dalla stessa 'traditrice'. 

Ma la storia di Giulia Penna rappresenta la sempiterna storia d'Italia, quella che vedeva i borghesi nell'età dei comuni volersi rifare alla nobiltà piuttosto che creare una propria classe e cultura. Quella che ha sempre visto di buon occhio il potere per poter diventare parte dello stesso. Quella che, sovente, è voluta salire sul carro del vincitore, sempre e comunque. 

E dunque non basta forzare quel poco accento romano che le è rimasto per riprendersi le simpatie del proletariato (ed in alcuni casi sotto-proletariato). Il conflitto è in atto, e se Roma è già scossa dal conflitto nord-sud da ormai qualche anno, questa battaglia (eterna) fra le classi rischia di far collassare, per sempre, la Città eterna. 

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giovedì 26 maggio 2016

L'inizio della terza Repubblica - Maria De Filippi lascia Mediaset

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Sembra ormai imminente l'addio di Maria De Filippi da Mediaset. Il gruppo editoriale di Berlusconi infatti sembrerebbe non riuscire a tenere per sé una delle regine degli ascolti. Una defezione che segue la vendita del gruppo Mediaset Premium ai francesi qualche mese fa. Insomma, se la seconda Repubblica è stata caratterizzata dal protagonismo di Silvio Berlusconi, ora che anche il Milan comincia a mostrare debolezze e si pensa ad una sua vendita, l'Italia pare essere pronta per entrare definitivamente nella Terza Repubblica. 

E per capire chi sarà uno dei protagonisti della Terza Repubblica italiana, bisogna vedere dovrà andrà a finire Maria De Filippi, cartina al tornasole della politica italiana. Il matrimonio sembra con tutte le probabilità essere con Discovery Channel. La chiesa? Sky Italia. 

Altro che Referendum di Ottobre, il vero cambiamento della politica italiana avverrà, come al solito, attraverso la televisione.

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mercoledì 25 maggio 2016

Quando l'acqua anticipa la ribellione - Voragine a Firenze


L'acqua ha colpito Firenze. Sta facendo, com'è ovvio che sia, notizia la voragine che si è aperta a Firenze, a causa dello scroscio incessante di acqua sulla città d'arte. Ma non è certo la prima volta che Firenze si trova davanti ad un nemico così potente come l'acqua. E le ripercussioni sul piano geopolitico si fanno avanti, inesorabili.

Il 4 Novembre 1966 la città viene infatti colpita da una devastante alluvione, che porterà ingenti danni per il capoluogo toscano. Quello che più colpisce l'opinione pubblica è l'intervento tempestivo fatto dai volontari per salvare le opere d'arte, giovani soprattutto, che verranno denominati "angeli del fango".

Ma noi che siamo abili nel produrre analisi storico-geopolitiche (e siamo altrettanto bravi a navigare su internet) sappiamo bene chi fossero questi giovani ragazzi che a metà anni sessanta aiutavano a salvare i capolavori fiorentini dalla furia dell'acqua. Erano i giovani, i ragazzi che avrebbero 'costruito' l'Italia negli anni a venire. Costoro sarebbe diventati linfa vitale del sessantotto italiano, ovvero della lotta contro il potere istituzionale.

La storia, è vero, non si ripete mai, ma mostra sempre tante analogie. Ed eccone una. In una Italia che si appresta a vivere il più grande scontro politico degli ultimi venti anni, ovvero il referendum costituzionale di Ottobre (guarda un po'), l'acqua ci sta annunciando che direzione potrebbe prendere, e cosa accadrà. Noi, attenti analisti geopolitici, vi abbiamo avvertito. Poi fate un po' come vi pare...



sabato 21 maggio 2016

Lapo Elkann: il marò degli USA - Il bacio fra Lapo e Uma Thurman

Ha fatto scalpore la notizia del bacio di Lapo Elkann a Uma Thurman durante un gala organizzato nell'ambito del Festival di Cannes. Quello che più mi ha colpito è il perché sia finito solo fra le notizie di gossip e non di geopolitica. Eh sì, perché anche in questo caso, io sento puzza di analisi geopolitica. 

Nessuno scandalo, nessun complotto, niente di tutto ciò. Questa volta siamo davanti alla conferma di un trend geopolitico ormai vecchio: il matrimonio FIAT-USA. Analisi banale, verrebbe da dire, ma vieppiù ovvia se andiamo a vedere i protagonisti di questo bacio e la reazione della Thurman. In effetti pare non abbia gradito lo scambio di saliva col rampollo di casa Agnelli. E non certo per motivi "affettivi", ma per una palese e tanto ovvia protesta contro quella che sembra essere a tutti gli effetti una italianizzazione degli States. 

La compagna di una vita di Quentin Tarantino pare aver dato quindi il proprio endorsement per i Repubblicani, e in particolare per il Berlusconi americano Donald Trump. Non è un mistero infatti che il candidato alla presidenza USA abbia criticato la decisione di vendere Chrysler agli italiani qualche anno fa. Lapo Elkann, si può ben dire, è diventato il "marò" degli States, nel senso che è diventato protagonista di una battaglia a livello nazionale. Infatti infastidire gli americani pare sia essere il suo hobby preferito, dopo che nel 2010 intervenne in una partita di Basket, lo sport più sacro del nord america, interrompendo un'azione di gioco per ingenuità o meglio dire provocazione.

C'è chi protesta mostrando le proprie nudità per combattere il potere (Femen), chi lo faceva mostrando amore (hippie), e chi invece rifiutandolo, come ha coraggiosamente fatto Uma Thurman.

Attendiamo ulteriori sviluppi, per quella che potrebbe profilarsi come una guerra economica fra USA ed Italia.

@FedeScony 




mercoledì 18 maggio 2016

Un maccartismo 2.0 dietro il crollo di Facebook? - #FacebookDown

Facebook crolla, ed io, inevitabilmente, sento puzza di analisi geopolitica.

Non dobbiamo lasciare niente al caso. Facebook è crollato per la palese instabilità del sistema politico americano. E, come ben sappiamo, nel mondo della globalizzazione ciò che accade all'interno si ripercuote anche all'esterno. Ma non è certo una novità, soprattutto negli States. 

Internet è senza dubbio l'emblema della globalizzazione, dell'interconnettività, del cosiddetto "villaggio globale", mentre le grandi firms della Silicon Valley sono diventate il simbolo del nuovo capitalismo nel corso degli ultimi vent'anni. Vedendo il conto in banca di Zuckerberg non si può non affermare che egli sia la figura del nuovo imprenditore americano: giovane, intelligente, pieno di soldi ma che in realtà pare osteggiare tutti gli status symbol di cui si contornavano i miliardari nel passato (donne da 30 e lode, in primis). 

Eppure tutto questo non è bastato a mettere a repentaglio la sua fortuna. E non è un caso che ieri, proprio ieri, Facebook (e più in generale Internet) sia crollato. Bernie Sanders, il Lenin del 2000, il Marx statunitense, altresì soprannominato dagli ultras "Il Bakunin de noantri", ha vinto in Oregon. Ed è chiaro che dietro questa sua vittoria ci siano spinte da parte della Russia, che non si è ancora totalmente distaccata dal comunismo e dal sovietismo in particolare. Ecco dunque un primo colpo alla stabilità della rete e di Facebook. Ma non è tutto: Donald Trump (sì, lui, non c'è bisogno di ulteriori spiegazioni) ha dichiarato, sempre nella giornata di ieri, di voler incontrare il dittatore nord-Coreano Kim Jong-Un. Eccolo il colpo definitivo che ha fatto crollare Facebook. I mercati, timorosi di questo ritorno di fiamma per il mondo comunista, hanno voluto dare un forte segnale agli americani ed al mondo intero: se davvero dovesse profilarsi uno scontro Sanders-Trump, il mondo libero americano rischierebbe di morire. E voi non avrete più internet.

Una sorta di maccartismo 2.0, questa volta perpetuato dall'establishment ai danni della politica, e come allora, del libero pensiero.

@AnaGeoOvu




martedì 17 maggio 2016

Emma Marrone, le Multinazionali e il TTIP - Il video di Elisa ed Emma

Nelle ultime ore Elisa, la nota cantante, ha pubblicato un video in cui la si ritrae in compagnia di Emma Marrone. Il web si è scatenato, mettendo alla gogna la povera Emma, accusata di voler portare sulla via dell'inferno i suoi seguaci. Il motivo? Fumare e bere alcolici. Quello che pochi sanno, ma che a me, fine analista geopolitico, non sfugge, è la gravità inaudita dal punto di vista delle Relazioni Internazionali.

Forse non a tutti sarà sfuggito il simbolismo dietro questi pochi ma esaustivi frame. Eppure quando si è una celebrità si dà molta importanza a come si appare. Ma la nostra cara Emma non ha avuto pudore nel mostrare i due simboli del capitalismo più becero, della globalizzazione più nefasta: la sigaretta e l'alcool. 

La prima domanda che è sorta spontanea è stata: perché non una sigaretta elettronica? Ovvio, perché le MULTINAZIONALI del tabacco, già in lotta con le sigarette elettroniche, hanno altri interessi da portare avanti. E cos'è che sta accadendo in questi giorni? Che l'Europa è sul punto di firmare un trattato commerciale (altresì noto come TTIP) con gli USA. Ma in Italia le proteste montano, ed ormai andare ad Amici è più d'impatto che fare un comizio (come Matteo Renzi ci ha insegnato). Una volta conquistato il pubblico di Amici, una volta convinto, hai convinto l'Italia intera. Il paese (l'Italia) che avrebbe più da ridire contro il TTIP di qualsiasi altro, per via della qualità del cibo e affini. 

Gli Stati Uniti non sono certo nuovi a questo tipo di dinamiche, ovvero portare avanti enti non-statali per implementare più facilmente proprie politiche estere, propri fini geopolitici. E se pensate che questo articolo sia al limite con il complottismo, beh state facendo un errore che oserei definire grossolano e pacchiano. Ma gli italiani, popolo progressista per natura ma non per questo facilmente aggirabile, ha già sgamato l'alleanza geopolitica USA-mondo dell'intrattenimento italiano. E dopo aver criticato le Unioni Civili, ora sta provvedendo a lapidare (metaforicamente) l'ennesima spia capitalista nel nostro paese. Una nuova pagina della Storia delle Relazioni Internazionali è stata scritta, dunque, e con lei il destino di Emma Marrone. 



domenica 15 maggio 2016

E che indipendenza scozzese sia - Internazionali di Tennis di Roma

Djokovic crolla davanti al britannico Andy Murray. Sembrano chiare ed evidenti le ripercussioni politiche che avrà questo avvenimento sulle Relazioni Internazionali infra-Europee. 

Nole era il Re incontrastato di Roma, sia per averlo vinto 4 volte negli ultimi 10 anni, sia per la simpatia che ha sempre riscosso di fronte al pubblico della capitale italiana. Ma oggi tutto è cambiato, ed il numero uno è finito sotto le bombe del britannico Murray. 

Ma è proprio questo quello che non vuole Murray, che ha voluto spodestare il Re Djoko dal trono di Roma: essere chiamato 'britannico'. Appare evidente, ad un primo impatto, la voglia dello scozzese di rivendicare l'indipendenza del proprio popolo. E quale occasione migliore se non battendo un serbo, storicamente poco incline a concedere libertà ed indipendenza ai propri vicini? Un segnale forte, quindi, che sta facendo tremare le sedie di Cameron, Elisabetta e l'intero establishment della corona inglese.

Esulta dunque Murray Re di Scozia, perché la Storia è dalla tua parte. 


Tutti quanti voglion fare... UE! - Eurovision 2016

Ieri, come forse molti di voi, ho potuto assistere al festival europeo della canzone pop. Fra stangone dell'est asia, discutibili artisti dell'europa orientale e melodie poco raccomandabili, da questo Eurovision 2016 emergono, a mio avviso, alcuni dati geopolitici molto importanti.

1) La UE ha avviato le trattative per far entrare l'Australia nell'unione. 

La partecipazione del paese dell'Oceania è stato tanto inaspettato quanto discutibile. Ma se l'Europa è andata, e sta andando, avanti con le trattative per fare entrare la Turchia dentro l'Unione, perché mai non potrebbe averne il diritto una ex colonia della Gran Bretagna?

2) L'Italia ha definitivamente perso la sua credibilità internazionale.

Ma questa non era certo una novità. Fa pensare comunque come il nostro paese militi nella zona centrale della classifica. Il governo ha fatto una chiara scelta snobbando l'Eurovision, e mandando al posto dei primi-repubblichini Stadio, che ci sarebbero dovuti andare di diritto, la terza (ormai)-repubblichina Francesca Michelin. E' la nuova politica estera italiana, sopravvivere nel caos anarchico del sistema internazionale.

3) Una volta passata la crisi economica la Germania ha perso attrattiva e non ha più voce in capitolo.

A dire la verità fa anche male vedere il gigante economico, la locomotiva europea, all'ultimo posto, che ha dovuto giocarsela fino alla fine (perdendo) con la Polonia per non essere fanalino di coda. D'altronde è chiaro segno politico quello di presentarsi con una cantante dagli abiti più che discutibili.

4) Grande rivincita dell'Ucraina sulla Russia. Peccato che la guerra non si vinca con il televoto del pubblico.

Ci sono rimasto male, ad essere sinceri. La Russia aveva saputo incarnare lo spirito trash della competizione, ma come spesso accade in ambito internazionale, i potenti della terra hanno avuto paura dello strapotere musicale dell'ex paese sovietico per virare sull'Ucraina. Che, guarda un po' il caso, l'occidente vorrebbe far rientrare nella sfera NATO ed UE...

Note a margine: mentre da noi si discute ancora oggi la legge sulle Unioni Civili, il pensiero guardando questa (peraltro discutibile) competizione va a Conchita Wurst, la cantante con la barba, che vinse ben due anni fa.


L'austerity non passerà! - Ottava tappa del Giro d'Italia

Guardando l'ottava frazione del giro d'Italia, mi è parsa lampante e chiara davanti ai miei occhi una analisi geopolitica sull'accaduto.


L'olandese Tom Dumoulin si arrende ad una delle prima grandi difficoltà di questo giro d'Italia, nella terra di San Francesco, patrono d'Italia. Purtroppo per lui, il corridore della Giant-Alpecin ha connaturata in sé una grande pecca (eh no, non è quella di prestare la faccia per lo shampoo alla caffeina - tecnologia tedesca per i tuoi capelli), bensì quella di essere nato a Maastricht, una città nota, per chi di politica un po' se ne intende, per aver dato nome al celeberrimo trattato all'inizio degli anni '90.

E siccome nel ciclismo le percentuali contano, soprattutto nelle salite, abbiamo oggi assistito ad una doppia beffa nei confronti dell'olandese. Si è sforata di brutto la percentuale del 3% e visto il crollo, dunque il primato, di Dumoulin. Cosicche la maglia rosa San Francesco, patrono d'Italia ed Italiani, l'ha voluto regalare a Gianluca Brambilla, ben abituato a scalare le salite in condizioni disagiate. Come noi italiani, del resto. 


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