sabato 28 maggio 2016

Chaves e quel Sud America mai realizzato - Giro d'Italia

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Gli eventi sportivi a squadre sono una manna dal cielo per noi analisti geopolitici, soprattutto quando ricoprono la maggioranza degli Stati Nazionali. E', ovviamente, il caso del ciclismo, lo sport che più di qualsiasi altro richiama l'attenzione di tutto il mondo. Questo perché, al contrario del calcio, in ciascuna frazione è possibile trovare appartenenti a diversi Stati che lottano per la supremazia - a nostro avviso - della propria nazione. 

Ed è quello che è successo nella penultima tappa della novantanovesima edizione del Giro d'Italia. Avevamo già scritto sulla corsa rosa qualche tempo fa, quando l'Italia di Brambilla era riuscita a vincere l'euroburocrazia olandese impersonata da Dumoulin (che per la vergogna si è dovuto anche ritirare). 

Italia che torna trionfatrice con Vincenzo Nibali, il quale sfruttando la disavventura accorsa ieri all'ex maglia rosa Kruijswijk (un altro olandese) era riuscito a portarsi a quarantaquattro secondi dal leader della classifica generale, il colombiano Esteban Chaves, superato oggi dallo stesso Squalo. Ed è proprio su di lui che la nostra analisi si concentrerà. 

La Colombia è stata la nazione che forse più di tutte ha fatto sua l'immagine del Sud America, assieme ad Argentina e Brasile. Il ragazzo di Bogotà ha cullato per un giorno il sogno della maglia rosa, ma come ogni volta ha dovuto vestire la maglia della chance non realizzata. La stessa opportunità che il Sud America, ed in particolare la Colombia dei Pablo Escobar e dei Gabriel Garcìa Marquez, non ha mai saputo cogliere. Opportunità di crescere, di migliorarsi, di affermarsi nel contesto internazionale. Possibilità che non si è mai tramutata in concretezza, ma si è sempre fermata un gradino dietro, proprio come la corsa di Chaves quest'anno, e di Nairo Quintana l'anno scorso al Tour de France, reo di non aver creduto fino in fondo nell'impresa, nel sogno. Perseveranza che ha invece nel sangue l'Italia dei Nibali, ma anche degli Scarponi, un eccellente 'gregario' e incredibile professionista, che con la dedizione, lo spirito di squadra e la tenacia ha portato, fra ieri ed oggi, sul posto più alto del podio il suo connazionale siciliano.

Quello che fa più male è vedere le capacità di un popolo strozzate dal temperamento dello stesso. Ma siamo certi che la rivincita del Sud America, della Colombia, e dei suoi abitanti, avverrà, prima o poi.

Più prima che poi.

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